23 Novembre 2017
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GESU´, FACCI VEDERE LA VIA!

18-05-2017 11:15 - Riflessioni di Don Antonio
Vangelo di domenica. Sono due gli interlocutori di Gesù nel Vangelo di questa domenica (Giovanni, 14,1-12). L´uno è Tommaso, il più concreto e addirittura "materialista" dei dodici, quello che dubiterà della risurrezione finché non avrà toccato con mano. Quanto a concretezza, l´altro non è meno: quando Gesù, di fronte a una folla affamata, aveva chiesto ai discepoli di dare loro da mangiare, Filippo aveva fatto un rapido calcolo: non basterebbero duecento denari di pane.
Tommaso, Filippo e gli altri sono a mensa per l´ultima cena. Prima Gesù ha lavato loro i piedi e ora sta facendo appello alla loro fede di fronte al momento decisivo della prova. Fede è fidarsi, aprirsi alla verità e alla bontà di ciò che per adesso non si vede e non si tocca, ma forti di un´esperienza già fatta: tutto ciò che i discepoli hanno sperimentato nel tempo trascorso con Gesù. Adesso si tratta di abbandonarsi e mettere in gioco la propria vita, coinvolgersi personalmente nella vicenda del Maestro. Per questo, nei pochi versetti del brano, è chiamata in causa più volte la loro fede. Quello che deve esser chiaro (ma non lo è ancora per Tommaso e per Filippo) è che la fede non è rispondere alla domanda in che cosa si crede, ma in Chi si crede, e quindi di Chi ci si fida, Chi si è disposti a seguire.
Chiedendo di sapere la via, Tommaso vuole informazioni sul percorso per giungere a destinazione e a quel punto fermarsi, stare. Ma la via di Gesù è inseparabile dalla verità e dalla vita, si tratta di un insieme dinamico: la verità non si sa ma si vive, il "conoscere" di Gesù e di tutta la Bibbia è un verbo che dice un legame non intellettuale ma affettivo, una relazione personale, intima e addirittura amorosa.
Qualcosa di simile lo si ritrova nelle risposte di Gesù a Filippo che vuol vedere il Padre: un vedere materiale, di qualcosa e non di Qualcuno. La sua richiesta ("mostraci il Padre e ci basta") è analoga a quella di Tommaso sulla via: non cerca una relazione, ma si accontenta di un contatto, vedere senza il bisogno di incontrare, mantenendo le distanze o addirittura l´estraneità. Qualcosa di statico anziché un´esperienza dinamica.
Nella sua risposta Gesù ("se venendo dietro a me non ti sei accorto di aver già visto il Pa-dre, hai solo perso tempo...") collega il futuro dei discepoli a quello che hanno già sperimentato vivendo con lui: il suo andare verso le persone con gesti di misericordia, con parole di perdono, incontri che dicono accoglienza, rispetto profondo, percorso di liberazione dal male e dal peccato, cammino verso la vita. Tutto questo è già incontro con il Padre, esperienza del suo amore per l´umanità.
E non solo: da questo flusso di vita, di salvezza, di amore donato e ricevuto adesso il discepolo è coinvolto a tal punto da diventarne lui stesso protagonista: capace di compiere le opere di Gesù o addirittura opere più grandi, perché col ritorno di Gesù al Padre il disegno della salvezza è compiuto, adesso sarà la vita dei credenti a mostrarne l´efficacia.
È iniziata e ancora continua quella che Emmanuel Mounier chiamò "l´avventura cristiana": stare nel divenire storico con la certezza di qualcosa che ci riguarda da vicino e reclama il nostro impegno personale e comunitario, caritativo e sociale, ecclesiale e civile... ma che è possibile perché ancorato al mistero dell´amore pienamente rivelato in Cristo e accolto in quell´abbraccio d´amore che è la Santissima Trinità.

Don Antonio

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