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Imu e Tasi al traguardo del saldo: una settimana per chiudere i conti

12-12-2017 10:22 - News
Manca una settimana esatta e i possessori di immobili (non abitazioni principali) saranno chiamati a chiudere i conti con l´Imu e la Tasi del 2017. Il versamento è quello relativo al saldo, ovvero l´altra metà dell´imposta dopo la rata di acconto già pagata a giugno. Le regole sono ormai quelle note, entrate in pista dal gennaio 2016, che hanno cancellato in primis l´obbligo di versamento per le abitazioni principali non di lusso, affrancando di conseguenza dalla famosa "quota occupante" anche gli inquilini che mantengono residenza e domicilio negli immobili di cui risultano affittuari.

Fatta quindi eccezione per le dimore accatastate in A1, A8 e A9, che continueranno a pagare entrambi i tributi (godendo comunque della detrazione fissa pari a 200 euro), questo "nuovo" assetto comporta automaticamente una cosa: niente più rompicapi né dubbi sulle detrazioni, com´era invece accaduto quando le abitazioni principali erano soggette alla Tasi, e i Comuni non avevano l´obbligo di concedere sconti, se non quando fossero ricorsi al balzello dello 0,8 per mille in più, col risultato, per il contribuente, di dover capire con esattezza se e come fossero stati deliberati gli sgravi.

D´altro canto Imu e Tasi restano sempre vive e vegete per tutti gli altri immobili, locati o meno, anche se con delle "variazioni" su tema. Occorrerà infatti per il saldo di fine anno sincerarsi dell´eventuale cambio d´aliquota rispetto a giugno. I Comuni, infatti, hanno avuto tempo fino al 14 ottobre (scadenza perentoria non prorogabile) per inserire nel Portale del federalismo fiscale le delibere definitive coi tributi dovuti per l´anno in corso; questo significa che le aliquote su cui è stato calcolato l´acconto potrebbero non essere più valide.

In tal caso bisognerà ricalcolare, con la nuova aliquota, il tributo complessivo per tutto il periodo di possesso protrattosi nell´arco dell´anno, e successivamente sottrarre la rata di acconto. Resta comunque il fatto che secondo quando disposto dalla Finanziaria 2017 (la quale ha prorogato una disposizione già in essere nel 2016) è stato espressamente vietato ai Comuni, nell´ottica di un complessivo contenimento della pressione tributaria, di deliberare nuove maggiorazioni Imu/Tasi salvo mantenere quelle già valide per gli anni precedenti. In parole povere era impossibile per i Comuni deliberare ulteriori aumenti rispetto ai livelli impositivi già raggiunti nel 2015.

Una delle novità principali stabilite lo scorso anno è stata l´agevolazione sugli immobili concessi in comodato a parenti in linea retta entro il primo grado, che si traduce in pratica in uno sconto al 50% sulla base imponibile soggetta a imposta (sia ai fini Imu che ai fini Tasi). È necessario però che comodante e comodatario abbiano la residenza nello stesso Comune e che il comodante non possegga altri immobili a parte quello concesso in comodato e l´eventuale sua abitazione principale.

C´è poi lo sconto del 25% questa volta applicato direttamente sulle imposte riservato agli immobili affittati a canone concordato. Torniamo invece sulle case occupate da inquilini o comodatari. Assodato che la quota occupante della Tasi (dal 10 al 30 per cento) non è dovuta se l´occupante stesso utilizza l´immobile come propria abitazione principale, ciò non andrà a discapito del possessore, nel senso che in presenza di un detentore (inquilino o comodatario, non importa se dimorante o meno) il possessore verserà comunque una Tasi compresa tra il 70 e il 90 per cento del tributo complessivo. Se poi l´occupante non avrà stabilito lì la propria residenza-dimora, il versamento del tributo si completerà con la sua quota, altrimenti resterà solo la quota maggioritaria a carico del titolare.


Fonte: Caf Acli

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