23 Novembre 2017
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Le ACLI, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, nacquero ufficialmente durante il convegno svoltosi a Roma nel salone dei Domenicani della chiesa di Santa Maria sopra Minerva tra il 26 ed il 28 Agosto 1944.

Durante il congresso venne eletta la commissione centrale provvisoria, composta dal carismatico sindacalista cattolico Achille Grandi, presidente, da Vittorino Veronese, vicepresidente, Giulio Astore, segretario, Paolo Pandimiglio, amministratore, Maria Federici, delegata lavoratrici, e mons. Luigi Civardi anche se non ancora nelle vesti formali di assistente ecclesiastico.
Prima di questo incontro ve ne erano stati altri preparatori, il 14 e 21 Giugno e il 5 Luglio, dove erano state abbozzate le linee statutarie e prefigurate le forme organizzative del movimento aclista. A questi ultimi parteciparono i sopracitati Grandi e Veronesi, ma anche Giulio Pastore, delegato della Gioventù di Azione cattolica, Lamberto Giannitelli, sindacalista, e Luigi Palma, dirigente della presidenza centrale della Azione Cattolica esperto in problemi di lavoro.

Successivamente seguì una fase di presentazione del movimento all’esterno precedente all’Agosto del ‘44, con la riunione del 30 Luglio nel Collegio di S. Giuseppe dei Fratelli delle scuole cristiane nel corso del quale Achille Grandi e Luigi Bellotti illustrarono il progetto associativo.

Immaginate dai loro fondatori come auspicabili ausili formativi delle coscienze cattoliche, le ACLI costituirono un momento presindacale in grado di fornire l’adeguata strumentazione comunicativa alla voce cristiana in seno all’organizzazione sindacale unitaria.

Pio XII le battezzò “cellule dell’apostolato cristiano moderno” vedendo in esse anche un possibile strumento per rinnovare in senso cristiano la società, ma tale definizione mutò rapidamente plasmandosi nel trascorrere degli eventi socio-politici in “movimento sociale dei lavoratori cristiani”, poi in “movimento operaio cristiano”, quindi in “soggetto politico di progettazione e azione sociale” ed, infine, in “soggetto politico della società civile”.

Negli anni successivi all’investitura, vi furono i convegni di studio di Vallombrosa nei quali si analizzarono le trasformazioni del comunismo italiano, e si evidenziarono le prime importanti divergenze con il sindacato e la DC. Arrivò nel Giugno del 1969 lo storico congresso di Torino in cui, per la prima volta in Italia, una associazione cattolica acquisiva il principio del “voto libero”. In seguito a questo congresso, che testimoniò l’impegno delle ACLI nella ricerca di una propria identità libera da logiche di partito che la identificasse come polo di riferimento e orientamento morale, culturale e sociale, iniziarono diatribe, polemiche e tensioni con la Santa Sede che culminarono il 19 Giugno del 1971 con il richiamo di Paolo XI.

I contatti con il Vaticano si riallacciarono solo indirettamente nel 1983 con l’udienza accordata da Papa Giovanni Paolo II a Gioventù Aclistica, e da lì si aprì un decennio di rapido ed intenso riavvicinamento alla vita cristiana ed ascolto della parola di Dio (in realtà sempre rimasto un riferimento essenziale), che riscoprirono le associazioni come una delle risorse più significative della chiesa italiana.

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