Le Acli Pisane in Ritiro a Cellole

Un momento di riflessione personale e comunitaria al di fuori del frastuono quotidiano

Sabato 17 novembre alcuni membri della Acli di Pisa, fra cui il Presidente Paolo Martinelli e l’Assistente Spirituale Provinciale don Antonio Cecconi, si sono ritrovati per un momento di riflessione personale e comunitaria al di fuori del frastuono quotidiano, andando a scoprire insieme la significativa realtà della Fraternità di Cellole vicino a San Gimignano (SI) che fa parte della Comunità di Bose.

Sono stati accolti da Emiliano che ha proposto loro una riflessione sul lavoro, un tema molto attuale e su cui le Acli provinciali hanno posto una particolare attenzione.

Nella sua relazione Emiliano ha sottolineato come il motto monacale sul lavoro “Ora et labora” non appartiene al monachesimo tanto è che non si trova nemmeno nella regola di San Benedetto ma è la sua visione sintetica che si è affermata nei secoli; il monachesimo trova invece il proprio fondamento più importante sul lavoro nella Seconda Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi, capitolo 3, “ … (vi) ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità”. Qui fra l’altro, e importante, si cita il lavoro come tranquillità e quindi come fonte primaria di pace interiore.

Il lavoro è la prima forma di povertà e sopravvivenza perché con il lavoro ci si guadagna da vivere senza ricorre a finanziamenti né ci si deve far mantenere da altri per questo è importante nella comunità di Bose.

Tanto è vero tutto quello che fa il sacerdote non fa il monaco: “noi non facciamo catechesi, matrimoni, funerali, battesimi … ma viviamo del nostro lavoro.” Oggi, come diceva Oscar Wilde, non sappiamo dare un valore alle cose ma in realtà diamo un loro un prezzo e questo è quello facciamo ogni volta che parliamo di lavoro.

Lavoro come possibilità e dovere della capacità di condivisione: il frutto del proprio lavoro come povertà, non quella di San Francesco, sono due cose diverse: quella di Francesco è la differenza tra povero e ricco quella del lavoro è fra chi sa condividere e chi no; questa è povertà nello spirito sarebbe interessante da affrontare a parte.

Il lavoro va fatto prima di tutto su di sé, non va visto come competizione con gli altri, ma come una crescita interiore di ogni persona, condividere con gli altri le proprie capacita manuali e intellettuali.

Gran parte della nostra vita è dedicata al lavoro per cui la fede, la speranza e la carità ne devono far parte; quanto tempo incide il lavoro sulla famiglia e nei rapporti con glia altri … mentre oggi si parla solo del ritorno del lavoro in ambito economico, finanziario.

Occorre sottolineare anche l’aspetto spirituale del lavoro: l’uomo quando lavora è cocreatore con Dio della creazione del mondo. L’uomo con il lavoro completa la creazione che Dio ha iniziato. Chi afferma, soprattutto nei secoli scorsi, che il lavorare è contrapposto al contemplare sbaglia, non è vero che c’è una contrapposizione fra contemplare e lavorare quasi che il primo atto sia superiore al secondo. Anzi il termine ascesi (dal greco ripetere i soliti gesti o esercizi, allenarsi) significa ripetizione delle proprie capacità e quindi rendere un lavoro un capolavoro. Il lavoro è necessario come la preghiera (opus dei, l’opera di Dio) ma non c’e contrapposizione fra cose spirituali e cose materiali.

Oggi la nostra società supertecnologica e ci rende difficile la concentrazione, rischiamo di essere incapaci di concentrasi e chi non si concentra non è capace di lavorare.

I vari modi in cui può essere visto il lavoro: sia come fonte economica, di indipendenza e ricchezza personale ma anche, se non soprattutto, da ricondurre al suo vero valore che non può essere solo quello economico, seppur importante, come viene presentato.

Oggi Il pericolo è di trattare il lavoro come "merce" o strumento di produzione per raggiungere risultati egoistici e il famoso detto americano, il “self made man”, ne è solo la sua esplicita declinazione.
In questa prospettiva, i pilastri di ogni modello veramente umano, cioè conforme alla dignità della persona, sono la giustizia, la solidarietà e la pace. La realizzazione di questi valori nel modo del lavoro comporta il superamento del lavoro come bene economico e la sua valenza come bene primario per l’uomo.

Il lavoro visto come tempo che ogni persona vi dedica (forse non si dice “che il tempo è denaro”?): tutto oggi è dedicato al lavoro e il tempo che vi riserva ogni persona è di gran lunga maggiore di quello dedicato ad ogni altra attività.

Un tema molto attuale sono le domeniche lavorative: se noi vediamo la nostra vita come alternanza di riposo dal lavoro e lavoro, come la notte con il giorno, ci dobbiamo chiedere con chi condividiamo il riposo se non con gli altri, la nostra moglie/compagna, i nostri figli se la domenica lavoriamo … ecco quindi il riposo dal lavoro come celebrazione insieme del riposo.

Questa in sintesi la riflessione non banale, ma molto ampia sulla tematica del lavoro di Emiliano a cui è seguita una riflessione dei partecipanti sul tema del lavoro cristiano e un momento di preghiera comunitaria insieme ai monaci di Cellole; la mattinata si è conclusa con una gustosa conviviale a tavola guidata da Giuseppe, della Fraternità di Cellole, che ha spiegato non solo l’origine di ogni portata ma anche come e perché è nata la Comunità di Bose, i compiti di ogni monaco di Cellole, il senso di essere monaco negli anni 2020.